Gli italiani hanno speso online 62,3 miliardi di euro nel 2025 (Osservatori Netcomm-Politecnico di Milano), e la previsione per il 2026 è di 66,6 miliardi (Osservatori, maggio 2026). Aprire un negozio online è una delle strade più cercate per mettersi in proprio. Le guide che trovi danno per i costi forbici larghissime, da 2.000 a 25.000 euro, senza dire da dove vengono, e quasi tutte dimenticano la voce più pesante.
Questa pagina ti dà tre cose: cosa serve per aprire in regola nel 2026, quanto costa davvero, voce per voce e con le fonti, e come scegliere cosa vendere prima di spendere. Una cosa da sapere: Humatic è un panel di persone verificate, uno dei modi per fare le interviste di cui parliamo alla fine. Lo diciamo lì, e in pagina non ci sono link di affiliazione.
Cosa serve per aprire
- Partita IVA e iscrizione al Registro imprese. Con la scelta del codice ATECO: dal 2025 il commercio online si classifica per il prodotto che vendi, non per il canale, perché la nuova classificazione non ha più codici per la vendita via internet (ISTAT). Il vecchio 47.91.10, che molte guide indicano ancora, oggi vuol dire un'altra cosa.
- La SCIA allo sportello unico (SUAP) del Comune. La vendita online è vendita «per corrispondenza, televisione o altri sistemi di comunicazione», e si apre con la segnalazione certificata di inizio attività (D.Lgs. 59/2010, art. 68). Si presenta prima di cominciare: l'attività parte dal giorno della presentazione.
- Se vendi alimenti, due cose in più. La SCIA diventa una «SCIA unica», con dentro la notifica sanitaria, che il SUAP trasmette all'ASL (D.Lgs. 222/2016, Tabella A, riga 47). E serve un requisito professionale: un corso riconosciuto, un diploma con materie attinenti, o due anni di esperienza nel settore negli ultimi cinque, valido «in qualsiasi forma», quindi anche online (art. 71, comma 6).
- L'iscrizione all'INPS, Gestione commercianti: è qui che sta il costo che le guide dimenticano.
Cosa deve dire il sito
Un negozio online non è solo un catalogo: la legge chiede che certe informazioni siano «facilmente accessibili, in modo diretto e permanente» (D.Lgs. 70/2003, art. 7):
- chi sei: nome, sede, email, partita IVA, numero di iscrizione al registro;
- prima dell'acquisto: prezzo totale con le spese di spedizione, tempi di consegna, come si recede, la garanzia legale (Codice del consumo, art. 49);
- il recesso: il cliente ha quattordici giorni per ripensarci (art. 52);
- la garanzia: rispondi dei difetti che si manifestano entro due anni dalla consegna (art. 133);
- privacy e cookie: l'informativa, e un banner che non dà per scontato il consenso. Per il Garante, lo scorrimento della pagina è «inadatto» a raccogliere un consenso valido (Garante privacy, linee guida cookie).
Una cosa che puoi togliere: il link alla piattaforma europea per la risoluzione delle controversie online (ODR), che molti siti hanno ancora. La piattaforma è chiusa dal 20 luglio 2025 (Commissione europea).
Quanto costa davvero
I costi fissi del primo anno
| Voce | Euro |
|---|---|
| Contributi INPS, Gestione commercianti: minimo 2026 4.611,64 euro (INPS); 2.997,57 euro con la riduzione del 35% per i forfettari che la chiedono | 2.997,57 – 4.611,64 |
| Shopify Basic, pagamento annuale: 19 euro al mese IVA esclusa (Shopify), con l'IVA | 278,16 |
| Diritto annuale della Camera di commercio (a Roma, 2026, sezione speciale) (CCIAA Roma) | 52,80 |
| Iscrizione al Registro imprese, una volta: diritti 18 euro + bollo 17,50 euro (CCIAA Marche) | 35,50 |
| Commercialista, dominio, fotografie | dai preventivi |
I contributi minimi si pagano anche se non vendi niente, e sono la voce più pesante. La riduzione del 35% per i forfettari ha un rovescio: si accreditano meno mesi ai fini della pensione (INPS, circolare 35/2016).
Se sei in regime forfettario, ricorda anche che l'IVA sugli acquisti non si scarica: è un costo, e va dentro ogni voce.
I costi per ogni ordine
- Pagamento: con Shopify Payments, 1,9% + 0,25 euro a ordine con carta.
- Spedizione: con Poste Delivery Web, un pacco fino a 1 kg costa 4,63 euro più 0,82 euro per la consegna a domicilio, più IVA (listino aprile 2026).
- Il prodotto, l'imballaggio, la pubblicità per trovare il cliente, i resi.
Un conto completo, con tutti i numeri, su un negozio online di caffè in abbonamento è nella guida Business plan: un esempio completo: il margine per ordine, il costo di un cliente, il conto del primo anno in due scenari.
Cosa vendere
Le liste dei «prodotti più venduti online» le leggono tutti, ed è il motivo per cui non servono. Tre criteri reggono meglio:
- Clienti in tutta Italia. Un negozio online vende a distanza: funziona per prodotti che si scelgono senza toccarli, o che si ricomprano uguali.
- Un margine che sopporta la spedizione. Su un prodotto da 15 euro, 6-7 euro di spedizione a carico tuo si mangiano quasi tutto. O alzi lo scontrino medio, o fai pagare la spedizione.
- Una domanda che esiste prima di te. Cioè persone che oggi comprano qualcosa per lo stesso bisogno, e a cui manca qualcosa.
Il terzo criterio si verifica prima di aprire, parlando con chi compra. Non chiedendo «compreresti?», ma «cosa hai comprato l'ultima volta, dove, a quanto, e cosa non ti è piaciuto?». Le persone le trovi nella tua rete, nei gruppi online, o in un panel: Humatic fa intervistare in chat, dalla nostra AI, persone verificate del profilo che ci indichi, e ti consegna la sintesi e le trascrizioni. Chi risponde riceve un buono regalo da 10 a 40 euro.
Se pensi a modelli senza magazzino o a vendere su un marketplace, le guide su dropshipping e vendere su Amazon fanno gli stessi conti per quei casi.
Gli errori che si vedono di più
- Dimenticare i contributi minimi. Sono il costo fisso più grande, anche senza vendite.
- Il codice ATECO vecchio. Dal 2025 si classifica per prodotto.
- La SCIA presentata dopo. Si presenta prima di cominciare.
- Vendere alimenti senza requisito e senza notifica sanitaria. Online vale come in negozio.
- Lasciare il link alla piattaforma ODR. È chiusa dal 2025.
- Scegliere il prodotto dalle classifiche. Le leggono anche tutti gli altri.
In breve
Per aprire un negozio online in Italia nel 2026 servono partita IVA con il codice ATECO del prodotto, la SCIA al Comune (con la notifica sanitaria e il requisito professionale se vendi alimenti), l'iscrizione all'INPS e un sito con le informazioni che la legge chiede. Il costo fisso più pesante sono i contributi minimi, da circa 3.000 a 4.600 euro l'anno; poi piattaforma, Camera di commercio, commercialista. Cosa vendere si decide prima di aprire, chiedendo a chi compra già cosa usa oggi e cosa gli manca.


