Resto al Sud 2.0 è la misura di Invitalia per chi ha meno di 35 anni, non ha un lavoro stabile e vuole aprire un'attività nel Sud Italia. Dà soldi a fondo perduto: un voucher fino a 50.000 euro, oppure un contributo fino al 75% degli investimenti.
Il primo errore da evitare è confonderlo con il vecchio Resto al Sud, che aveva altre regole ed è chiuso dalle ore 24 del 14 ottobre 2025 (Invitalia). Molte pagine ne riportano ancora le regole come se fossero quelle di oggi.
Questa pagina spiega la misura con il decreto alla mano: chi può chiederla, quanto dà, come si valuta la domanda, e come si scrive il piano d'impresa per non restare sotto la soglia. Una cosa da sapere: Humatic è un panel di persone verificate, e compare nella parte sul piano come uno dei modi per raccogliere le prove di mercato. In pagina non ci sono link di affiliazione.
Chi può chiederlo
Dalla pagina ufficiale (Invitalia, Resto al Sud 2.0):
- età: fra i 18 anni compiuti e i 35 anni non ancora compiuti;
- condizione: inattivi, inoccupati o disoccupati, compresi i disoccupati del programma GOL e i cosiddetti working poor;
- dove: l'attività deve avere la sede operativa in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna o Sicilia. Conta dove apri, non dove abiti.
Nelle altre regioni c'è la misura gemella, Autoimpiego Centro-Nord, con le stesse regole e importi più bassi. Le altre misure aperte sono nella guida sui finanziamenti a fondo perduto.
Quanto dà
Due strade, a scelta:
- Voucher a fondo perduto fino a 40.000 euro, che può salire a 50.000 con una maggiorazione;
- Contributo a fondo perduto sugli investimenti: 75% per programmi fino a 120.000 euro, 70% fra 120.000 e 200.000 euro.
La domanda si presenta online e viene esaminata entro 90 giorni, in ordine di arrivo, finché ci sono risorse: non c'è graduatoria.
Questi sono i tempi sulla carta. Nei gruppi dove si ritrovano i richiedenti si leggono esiti arrivati oltre i 90 giorni, chi ha risposto a un preavviso di rigetto e aspetta da sette-otto mesi, e chi racconta uno o due anni fra l'approvazione e l'apertura. Sono testimonianze, non statistiche: prima di lasciare un lavoro o firmare un affitto, conviene fare i conti con tempi più lunghi di quelli ufficiali.
Cosa non si può fare
Due regole che molte pagine sbagliano, scritte nel decreto (DM 11 luglio 2025, Gazzetta Ufficiale n. 193 del 21 agosto 2025):
- le consulenze per preparare la domanda non sono una spesa ammessa. Chi ti propone di farti la pratica «pagata con il contributo» ti sta proponendo una spesa che il contributo non copre;
- non si cumula con i crediti d'imposta né con altre agevolazioni nazionali, regionali o europee, salvo le eccezioni che il decreto elenca all'articolo 25. Due contano per chi deve coprire la propria quota: la garanzia del Fondo di garanzia per le PMI è ammessa, e chi è disoccupato del programma GOL può chiedere la NASpI in un'unica soluzione e usarla come capitale d'avvio. Un prestito garantito dal Fondo, anche un microcredito, può quindi coprire la parte che il contributo non copre; un finanziamento agevolato da un fondo pubblico, per esempio regionale, no. Prima di firmare, chiedi conferma a Invitalia.
Cosa si finanzia, voce per voce, lo dice la pagina ufficiale delle spese ammissibili: in generale beni strumentali nuovi, software, marchi e siti; non affitti, utenze, personale e materie prime.
Come si valuta la domanda
Il punteggio è scritto nel decreto direttoriale dell'8 ottobre 2025, allegato 1. Per essere ammessi serve un punteggio complessivo di almeno 17.
Per il voucher (massimo 18 punti di base):
- fino a 8 punti per la formazione e le esperienze di chi apre, rispetto al progetto. Con 0 la domanda non è ammissibile;
- fino a 6 punti per la descrizione dell'idea: 1 se generica, 6 se puntuale «in rapporto al settore di attività, ai prodotti/servizi offerti ed ai target di clientela»;
- fino a 4 punti per l'articolazione delle spese: 1 con le sole macrovoci, 4 con il dettaglio di ogni bene.
Per il contributo ci sono più criteri, fra cui le competenze di chi apre e di chi presidia la parte tecnica, l'analisi di mercato e il vantaggio competitivo (da 0 a 2 punti: generica, adeguata, «puntuale ed esaustiva»), le strategie di marketing, il programma di investimento, le spese, le fonti, i costi e i ricavi. Per il contributo c'è anche un colloquio a distanza.
I punti in più
Il decreto prevede punti aggiuntivi, comuni a voucher e contributo:
- conto corrente vincolato presso una banca convenzionata: 2 punti per aprirlo, fino a 10 versando almeno il 22% del valore richiesto (4 punti con il 5%, 6 con il 10%, 8 con il 15%);
- corso dell'Ente Nazionale per il Microcredito: da 1 a 10 punti, secondo la valutazione dell'attestato;
- un socio di minoranza con almeno cinque anni di esperienza nello stesso settore: 10 punti.
Un conto da fare: nel voucher il massimo di base è 18, e la soglia è 17. Basta un giudizio non pieno su un criterio per scendere sotto. Il decreto parla di «punteggio complessivo»: conviene puntare ai punti aggiuntivi e chiedere a Invitalia, prima di presentare, come si sommano.
Se la domanda non passa
Si resta fuori in due modi: con un punteggio complessivo sotto 17, oppure con uno zero in una voce che la griglia segna «domanda non ammissibile». Nel voucher è la formazione e l'esperienza di chi apre; nel contributo sono le competenze di chi apre, quelle tecniche e l'articolazione delle spese. Gli altri zeri tolgono punti, ma da soli non escludono.
In tutti e due i casi il no non arriva subito. Il decreto direttoriale dice che, quando la domanda non soddisfa le regole, «ivi compresi i punteggi e le soglie», Invitalia manda prima una comunicazione dei motivi ostativi, come prevede l'articolo 10-bis della legge 241 del 1990. Da quel momento hai dieci giorni per rispondere: la legge dà il diritto di presentare «per iscritto le loro osservazioni, eventualmente corredate da documenti» (legge 241/1990, art. 10-bis). Nei gruppi di chi ha fatto domanda le chiamano controdeduzioni.
Cosa ci si scrive: il decreto ministeriale dice che sono inammissibili le «integrazioni successive alla presentazione della domanda». Le osservazioni servono a spiegare meglio quello che hai già consegnato, non a riscrivere il piano; dove finisca il chiarimento e cominci l'integrazione, i testi ufficiali non lo dicono.
Da non confondere: durante l'esame Invitalia può chiederti dei chiarimenti, solo «con esclusivo riferimento alla documentazione e alle informazioni già fornite», con un termine di 10 giorni lavorativi, perentorio. Se non rispondi, la domanda si valuta con quello che c'è.
Se il no arriva lo stesso, puoi ripresentare: Invitalia ammette «una nuova domanda nel caso di rigetto della precedente». Alla seconda domanda i requisiti si verificano di nuovo, alla sua data, tranne la data di avvio dell'attività, che conta dalla prima. Un tempo minimo di attesa non è scritto; il limite vero è un altro: lo sportello resta aperto «fino a quando ci sono fondi disponibili».
Come si scrive il piano d'impresa
Il modello di Invitalia per le attività individuali chiede, in quattro parti:
- A. chi presenta la domanda e dove;
- B. studi ed esperienze di chi apre;
- C. l'attività: il progetto, la sede, l'organizzazione e i permessi, e l'idea di business: l'opportunità di mercato, i clienti target, i punti di forza del prodotto, la promozione, «le caratteristiche dell'offerta già presente sul mercato»;
- D. la sostenibilità: investimenti e fonti, tempi, costi a regime, e i principali ostacoli, gli scenari alternativi e le azioni correttive.
La parte C.4 è quella che separa un piano «generico» da uno «puntuale ed esaustivo». Tre consigli pratici:
- Descrivi il cliente con precisione: chi è, dove compra oggi, quanto spende. «Tutti» non è un target.
- Porta prove, non opinioni. Poche interviste documentate, con numero, profilo e data, valgono più di una pagina di statistiche di settore. Si fanno nella propria rete, nei gruppi online, o con un panel come Humatic, che fa intervistare in chat persone verificate del profilo che indichi; chi risponde riceve un buono regalo da 10 a 40 euro.
- Fai i conti per pezzo venduto: prezzo, costi variabili, margine, e quanti ne servono per coprire i costi fissi. Un esempio completo è nella guida Business plan: un esempio completo.
Gli errori che si vedono di più
- Seguire le regole del vecchio Resto al Sud. È chiuso dal 14 ottobre 2025.
- Pensare che conti la residenza. Conta la sede operativa dell'attività.
- Mettere fra le spese la consulenza per la domanda. Il decreto la esclude.
- Cumulare con altri incentivi. Non si può, salvo le eccezioni del decreto.
- Un piano generico. Con il massimo di base a 18 e la soglia a 17, la descrizione dell'idea e delle spese va fatta al dettaglio.
In breve
Resto al Sud 2.0 è per chi ha fra 18 e 35 anni non compiuti, non ha un lavoro stabile e apre nel Sud: voucher fino a 40.000-50.000 euro o contributo del 70-75% sugli investimenti, esame in 90 giorni in ordine di arrivo. Si entra con almeno 17 punti: competenze, idea descritta con il cliente target, spese al dettaglio, e i punti in più del conto vincolato, del corso ENM o di un socio esperto. Il piano regge se descrive il cliente con precisione e porta prove vere che il mercato c'è.






